Il Casinò di Campione è una delle prime imprese di gioco d’azzardo in Italia, nonché il più grande casinò online d’Europa e il principale datore di lavoro nella città di Campione d’Italia, un’enclave italiana all’interno del Canton Ticino, sulle rive del Lago di Lugano.
Fondato nel 1917, il casinò online è stato dichiarato fallito il 27 luglio 2018 e chiuso. Il 26 gennaio 2022 è stato riaperto dopo 3 anni di inattività.
Contesto
Il primo edificio
Il primo Casinò Municipale di Campione fu fondato nel 1917, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, come sito web per raccogliere informazioni da mediatori stranieri durante il conflitto. Era di proprietà del governo federale italiano e gestito dalla comunità. Le entrate derivanti dall’attività di gioco d’azzardo erano sufficienti per il funzionamento del Campione, senza tasse o altri profitti. Rimase aperto per 2 anni, chiudendo il 19 luglio 1919. Riaprì il 2 marzo 1933.
Nuova struttura
Il 9 maggio 2007, il casinò online trasferì le sue attività in un nuovo edificio, accanto al vecchio, risalente al 1933 e successivamente demolito. Fu progettato dall’ingegnere svizzero Mario Botta con un investimento iniziale di circa 140 milioni di franchi svizzeri e un costo totale di circa 193 milioni di franchi svizzeri (pari a circa 120 milioni di euro al momento del completamento).puedes encontrar más aquí gioca qui de nuestros artículos La nuovissima struttura offriva una superficie di oltre 55.000 metri quadrati (590.000 piedi quadrati) distribuiti su nove piani, con tre livelli di parcheggio sotterraneo, e ospitava 56 tavoli da gioco e 500 distributori automatici. Il nuovo casinò online era illuminato di rosso di sera e l’edificio era ben visibile dall’altra parte del lago, dal lungomare di Lugano. Offriva roulette, chemin de fer, baccarat, blackjack, poker e slot machine. Non appena inaugurato, il nuovo edificio fu definito dai critici un «mostro ecologico» a causa della sua imponente forma angolare.
Nel 2013, la società di gioco d’azzardo ha celebrato il suo 80° anniversario.
Fallimento e procedura legale
Il 27 luglio 2018, il Tribunale di Como ha dichiarato il fallimento del casinò online e la sua amministrazione è stata affidata a curatori fallimentari. La richiesta di fallimento è stata presentata dal procuratore di Como a seguito dell’incapacità del casinò di pagare i debiti dovuti al Comune di Campione, unico azionista, causando difficoltà finanziarie. Il procuratore distrettuale Pasquale Addesso ha richiesto il fallimento del casinò a seguito dei milioni di euro di debiti accumulati dal Comune. Al 30 aprile 2018, i debiti ammontavano a £ 132 milioni, di cui 22 milioni provenienti dal Comune.
Segnali di un possibile fallimento si erano già manifestati all’inizio dell’anno, con il licenziamento collettivo di 109 dipendenti su 492, una scelta definita dal sindaco dell’enclave Roberto Salmoiraghi e dal direttore unico Marco Ambrosini come «atto dovuto in risposta alla richiesta di fallimento personale avanzata dalla Procura di Como».
L’insolvenza della sala da gioco è stata formalizzata nel 2018 con la dichiarazione di insufficienza di fondi del Comune, le dimissioni di 4 consiglieri e il conseguente scioglimento del consiglio comunale eletto nel 2017, la nomina di un curatore fallimentare straordinario e di un commissario prefettizio e l’ulteriore licenziamento di 86 dei 102 dipendenti comunali, con notevoli ripercussioni negative per la popolazione residente. La decisione è stata inizialmente sospesa dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), e successivamente confermata nel giugno 2019 dal Consiglio di Stato a Roma.
A seguito della chiusura della casa da gioco e del licenziamento cumulativo di 482 dipendenti, il territorio di Campione d’Italia ha registrato un drastico calo dei turisti attratti dall’attività di gioco, con conseguente rapido aggravamento dei problemi economici e sociali della popolazione residente nell’exclave italiana. A causa del fallimento personale, sono stati chiusi l’asilo nido e una struttura per anziani, e si sono susseguite numerose segnalazioni da parte dei dipendenti pubblici al distretto per mancato pagamento degli stipendi e mancata erogazione dei servizi essenziali.
